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Bologna suona (prima parte)

in band reviews, 19/06/2011

Per la musica italiana, Bologna non è una città come le altre. Da sempre, è uno dei centri più attivi e vitali. Dalle osterie dei cantautori negli anni sessanta ai centri sociali degli anni novanta e ai club di oggi. Musiche di ogni tipo, capaci di conquistare pubblico e classifiche.

Tra i gruppi più importanti dei nostri giorni ci sono gli A Classic Education, guidati da Jonathan Clancy. Nati come progetto laterale dei Settlefish, sono oggi tra le punte di diamante della musica italiana all’estero. Tour negli Stati Uniti e in Europa, partecipazioni a festival come Primavera Sound di Barcellona e riconoscimenti da ogni parte del mondo. Un modello? Forse, di sicuro un buon motivo per le band bolognesi per mettersi sotto in sala prove e continuare a inseguire il proprio sogno. Dopo Brescia, Cosenza e Firenze, Edison Change The Music continua il suo tour nella musica italiana. Come sempre, per una band nominata ce ne sono almeno dieci che restano fuori. A loro il compito di farsi notare (e valere).

Il rock ridotto all’osso. Chitarra, batteria e voce. Non serve altro ai Brain in Vain per creare un sound dall’attitudine internazionale: elettrici ed energetici, la loro musica risveglia anche le gambe più pigre, invitandole a seguire l’andamento nervoso dei pezzi.

Ben diverse le atmosfere evocate dagli Action Dead Mouse, che suonano un post-rock capace di grandi dilatazioni e improvvise accelerate, reso urticante e inquieto da una voce urlata che fa capolino qua e là.

Se fossimo negli anni d’oro della discografia, qualche major avrebbe già messo gli occhi sui Carvin: giovani, carini e con una musica capace di conquistare un grande pubblico di giovani. Il loro è un pop-rock in italiano che chiede di essere cantato in coro, possibilmente a un live.

Sono tra i nomi nuovi della musica italiana. Con un pugno di canzoni hanno dimostrato di saper suonare quello che in America viene definito college-rock, un genere insidioso per chi nasce fuori dagli States. I Forty Winks, però, non sembrano preoccupati dalla questione geografica.

Si sa che il suono di una città come Bologna non può essere solo rock. Ecco allora che il genere reggae viene coperto alla grande dai Boo Boo Vibration. Un album alle spalle e una collaborazione di valore con Alborosie come biglietto da visita.

Con un nome così, difficile non essere malinconici: i Generazione del Ricordo scrivono e cantano un pop d’autore che tira in ballo i sentimenti, facendo leva su una forza emotiva che colpisce e affonda l’ascoltatore.

Ofeliadorme è un gruppo che già dal nome promette atmosfere da sogno. Così è, grazie a un pop in inglese di grande fascino, mai banale o scontato. Una grande voce e sonorità multiforme per una band che sa cosa suonare e come farlo.

LeiBei propongono un rock in italiano che guarda alla stagione ormai classica degli anni ’90 e si caratterizza per il contrasto tra la dolcezza della voce femminile e la spigolosità delle chitarre.

Sonorità lo-fi ed energia oltre il livello di guardia. Queste le caratteristiche principali dei Double Headache, che macinano ritmi di batteria e riff di chitarra in canzoni strumentali in grado di stendere al primo ascolto.

La copertina del loro primo ep autoprodotto ritrae un uomo dubbioso davanti a un divano. Del resto, se ci si chiama Divanofobia, la cosa appare del tutto naturale. Oltre al terrore per cuscini e sedute, i Divanofobia portano con sé un pop rock nervoso, che sa trovare il modo di colpire nel segno.

 

 

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